Né predatore, né parassita
29 gennaio 2011Tags: insetti, vespe
Categorie: Animalia, Arthropoda
Ammophila sabulosa
La vespa della sabbia (Ammophila sabulosa) è un insetto particolare.
L’adulto va a caccia di prede e ne provoca (indirettamente) la morte, ma non può essere definito un predatore, visto che si nutre solamente delle sostanze zuccherine dei fiori (glicifago).
Gli stadi giovanili non hanno un’esistenza autonoma, non sono mobili e vivono quindi gran parte del loro sviluppo a spese di un ospite vivo appartenente ad un’altra specie ma, nonostante questo, non possono essere definiti parassiti…
Gli entomologi hanno coniato quindi un nuovo termine per descrivere il comportamento legato all’alimentazione di questo imenottero sfecide e di altre specie che hanno un’etologia simile.
Si tratta di parassitoidismo: un comportamento trofico (relativo cioè all’approvvigionamento del cibo) a metà strada fra parassitismo e predazione.
Nella bella stagione (giugno-ottobre) gli adulti percorrono le coste prevalentemente sabbiose, volando di fiore in fiore per sfamarsi e reidratarsi con il nettare.
Le femmine dedicano una parte della loro attività anche alla ricerca di larve di farfalle. Una volta trovate, le pungono con l’aculeo addominale ed iniettano loro un veleno che le paralizza mantenendole in vita (il comportamento è predatorio!).
Nascondono la larva immobilizzata dentro un buco a forma di fiasco, scavato precedentemente nella sabbia. Una volta sistemato il “bruco” nel nascondiglio, depongono sopra di esso un uovo e abbandonano il tutto, richiudendo l’apertura con la sabbia.
La larvetta di Ammophila sabulosa che esce dall’uovo inizia lentamente e inesorabilmente a nutrirsi della larva di farfalla ancora viva, dapprima attaccandosi alla pelle e suggendo piccole quantità di liquido interno (emolinfa) ed in seguito, con l’aumento delle dimensioni, svuotando definitivamente l’ospite e mangiandone i tessuti.
Ancora una volta il comportamento della larva è predatorio: si nutre indistintamente di tutti i tessuti di una preda portandola alla morte. Niente a che vedere quindi con il parassitismo, che vede il parassita sfruttare solo particolari risorse dell’ospite senza arrecargli un danno notevole e, soprattutto, senza ucciderlo.
Ma d’altra parte, di nuovo, non si può parlare di predazione vera e propria. Un predatore, al contrario della larva di questa vespa, è infatti indipendente e autosufficiente ed i suoi rapporti con la preda si risolvono abbastanza velocemente, giusto il tempo di sgranocchiare e andare via!
In questo caso invece la larva di Ammophila, in analogia con il parassitismo, è strettamente dipendente dal suo ospite: è poco mobile, non è in grado di procurarsi attivamente il cibo ed ha bisogno quindi di un ospite già immobile, che accompagni la sua nutrizione ed il suo sviluppo per un tempo sufficientemente lungo. Solo alla fine dell’ultimo stadio giovanile, il nostro “parassitoide” può permettersi si sopprimere il bruco.
Puoi trovare una spiegazione più dettagliata del parassitoidismo su Wikipedia.














