Capperi!

25 agosto 2010

Li mastichiamo con piacere sotto sale o sott’aceto durante l’aperitivo, li aggiungiamo per insaporire i vari piatti, i capperi sono in realtà dei boccioli fiorali non ancora schiusi della pianta omonima (il cappero appunto: Capparis spinosa), li riconosci nella parte più a sinistra della foto (click sopra per ingrandire).

Osservando l’immagine da sinistra verso destra, puoi vedere in sequenza quasi tutte le tappe del processo riproduttivo: dai piccoli boccioli appena formati al frutto in crescita.

Risalendo infatti verso la base del ramo trovi i boccioli più grossi (già immangiabili) che stanno per aprirsi, di seguito un bel fiore aperto, di cui sono ben visibili i numerosi stami per la produzione e la dispersione del polline, infine alcuni fiori probabilmente già fecondati che stanno perdendo corolla (l’insieme dei petali) e calice (l’insieme dei sepali) e di cui rimane in piedi solo l’ovario (quella specie di bacchettina verde attaccata al gambo). Da ultimo, proprio vicino al bordo della foto, puoi scorgere in secondo piano il frutto verde e di forma oblunga (cocuncio) che inizia a generarsi ed a ingrandirsi dalla base dell’ovario.

Mangia la frutta, che ti fa bene!

23 agosto 2010

Geneticamente programmata per obbedire al consiglio del titolo di questo articolo, la muffa si sta lentamente nutrendo di questa pesca nettarina.

Se ingrandisci la foto, ai bordi della macchia puoi vedere meglio in che modo il fungo sta procedendo: gradualmente invade i tessuti interni del frutto che si liquefano e perdono consistenza sotto l’azione degli enzimi digestivi, l’epidermide esterna si spacca ed una lanugine grigiastra inizia ad affiorare in superficie.

Questa lanugine, detta appunto “muffa“, è un insieme di filamenti fungini (ife) che, in prossimità del loro apice, si segmentano (quasi come la coda del serpente a sonagli), si suddividono in tante piccole cellule di resistenza (conidi), ognuna delle quali ha un nucleo con un genoma completo del fungo.

I conidi si disperdono nell’aria e nell’ambiente circostante, in attesa di qualcos’altro di “buono” da colonizzare e decomporre.

“Lo scorpione deposita le uova?”

21 agosto 2010

Lo scorpione deposita le uova? La domanda, posta da qualcuno a Google, è rimbalzata fino a questo blog.

A quanto ne so gli scorpioni non depositano uova ma partoriscono piccoli esemplari completamente formati, se si eccettuano i loro organi riproduttivi che saranno completi e funzionali solo a maturità.

La nidiata può contare diverse decine di piccoli individui dal colore chiaro che, appena nati, si insediano sul dorso della madre e vi rimangono all’incirca per una settimana (almeno nelle specie nostrane del genere Euscorpius).

In seguito abbandonano lo stretto contatto col genitore ma si mantengono ancora per qualche giorno nei dintorni della tana, prima di disperdersi definitivamente per iniziare la normale vita solitaria.

Nel periodo in cui alleva la prole, la femmina smette di nutrirsi, anche se, negli ultimi giorni di convivenza con i propri figli, può cacciare qualche preda per poter dar loro da mangiare. Questa inibizione dell’appetito potrebbe essere un modo escogitato dall’evoluzione per impedire che l’adulto cada nell’errore di sfamarsi anche con la propria nidiata.

Si sente ma non si vede

18 agosto 2010

Le cicale hanno un comportamento che a noi può apparire contraddittorio.

Nelle calde giornate estive, questi insetti fanno di tutto per farsi sentire con il loro frinire, ma allo stesso tempo si mimetizzano quasi perfettamente con la corteccia degli alberi su cui si posano. E’ come se volessero farsi individuare… ma non troppo.

La cicala al centro della foto, ad esempio, mi ha fatto faticare non poco per scoprire il punto esatto su cui si era posata, ma non avevo dubbi, grazie al suo verso, sul fatto che si trovasse in quella zona della corteccia.

Il fatto è che questo insetto deve risolvere un paio di problemi cruciali per la sopravvivenza sua e della propria specie. Deve farsi individuare molto bene dai suoi simili per potersi riprodurre e, contemporaneamente, non deve farsi mangiare dai suoi nemici principali, gli uccelli.

Insetti e uccelli usano sensi diversi per interagire con la realtà che li circonda. Gli insetti hanno una pessima vista ed il loro è un mondo fatto soprattutto di vibrazioni, di suoni, di odori e sapori. Gli uccelli, invece, utilizzano principalmente la vista per procurarsi il cibo ed il loro mondo è fatto di immagini sufficientemente nitide (forse è più simile al nostro).

La cicala usa quindi due “canali” diversi per rapportarsi con l’esterno. Utilizza a suo favore due flussi di informazione separati. Dal punto di vista visivo, mimetizzandosi con la corteccia dell’albero, concede all’ambiente un messaggio neutro o confuso che l’occhio ed il cervello del predatore difficilmente sanno interpretare. D’altro canto le altre cicale, grazie al segnale sonoro, riescono ad individuare perfettamente la sua posizione, non prendendo neanche in considerazione la possibilità di utilizzare la forma, il colore e l’aspetto per localizzare il proprio conspecifico.

Infezioni multicolori

16 agosto 2010

Funghi o batteri patogeni hanno infettato la foglia di questa pianticella.

La sintomatologia che ne deriva si manifesta con delle belle macchie policrome che si allargano con l’espandersi dei microrganismi all’interno della lamina fogliare.

La zona gialla ai bordi delle macchie è quella che è stata raggiunta più recentemente dal fungo o dal batterio. Nutrendosi dei tessuti vegetali, i patogeni ne provocano la degenerazione cellulare che si traduce anche nella degradazione del pigmento fotosintetico verde (la clorofilla), da cui la colorazione giallastra.

Immediatamente all’interno del bordo giallo si trova una zona bruna (necrotizzata). Qui il tessuto vegetale è ormai consumato, esaurito e portato alla morte dalla colonia microbica al suo interno. Probabilmente è invaso da masse di batteri o ife fungine che, non potendosi nutrire ulteriormente, si apprestano ad entrare in una fase quiescente o di resistenza oppure si predispongono ad abbandonare il sito di infezione e a disperdersi nell’ambiente circostante.

I punti più chiari, al centro delle macchie, rappresentano le zone dove l’infezione (e quindi anche il sintomo) ha avuto origine. Sono le aree con lo stato più avanzato di degradazione.

Le macchie hanno un contorno irregolare e frastagliato perché i tessuti vegetali attraverso cui si espandono le colonie dei patogeni non sono uniformi. Le nervature della foglia, per esempio, contengono i vasi conduttori lungo i quali scorre la linfa. Queste, di conseguenza, rappresentano delle “corsie preferenziali” grazie alle quali la malattia avanza più velocemente. Ed infatti le punte delle macchie si formano in corrispondenza delle nervature.