Articoli marcati con tag ‘conifere’

Preparativi per la riproduzione

mercoledì, 3 febbraio 2010

Già da ora i cipressi iniziano a prepararsi per la futura stagione riproduttiva.

Formano come delle piccole capocchie giallastre alle estremità dei rametti verdi. Sono i loro strobili maschili, strutture che servono per la produzione e la dispersione del polline nell’aria.

Se provi a scuoterli quando sono maturi, si solleverà una vera e propria nuvola di polvere gialla fatta di tanti piccoli granuli pollinici microscopici, ognuno dei quali conterrà la metà dell’informazione genetica necessaria per costituire un altro individuo completo.

La seconda metà del corredo genetico, ovviamente, sarà contenuta in un ovulo femminile appartenente ad un’altra pianta di cipresso.

Galbule di ginepro

martedì, 2 febbraio 2010

Una pianta femminile di ginepro con le sue galbule in via di maturazione.

Non mi era mai capitato di vedere galbule così grosse nei ginepri dell’entroterra.
Probabilmente il clima più consono delle scogliere a picco sul mare ha permesso alla pianta di sviluppare maggiormente il proprio potenziale.

Il ginepro è una conifera dioica, cioè a sessi separati. Questo vuol dire che esistono individui che sviluppano solo strobili maschili e, attraverso queste strutture, producono solo il polline e individui che sviluppano solo strobili femminili, le galbule appunto, che contengono i semi.

Radici in cerca di aria

domenica, 6 dicembre 2009

Pneumatofori di TaxodiumEmergono in ordine sparso dal terreno, delle grosse “dita” di legno, alte da poche decine di centimetri a quasi un metro. Hanno una forma conica, con la base del diametro di 10-15 centimetri.

Si formano dalle radici del cipresso calvo, una pianta esotica usata, qua da noi, come ornamentale nei parchi in cui sono presenti stagni o laghetti artificiali.

Leggo, nel cartello del parco, che queste formazioni si chiamano pneumatofori e servirebbero per portare l’aria alle radici, in condizioni di terreni poveri di ossigeno, sommersi o semi-sommersi dall’acqua.

Callo cicatriziale di pino

giovedì, 3 dicembre 2009

cicatriceLa parte ancora viva di questo pino sta lentamente inglobando quello che resta del vecchio tronco ormai morto.

Cosa può essere successo?
E’ probabile che, in età più giovane, l’albero abbia subito un essiccamento o una marcescenza di buona parte del suo fusto.

In seguito, i tessuti sopravvissuti alla patologia o allo stress hanno cominciato a formare questo callo cicatriziale che sta lentamente fagocitando la parte morta della pianta.

Osservando i bordi del callo, l’impressione è quella di vedere due labbra viventi ed elastiche che si stanno richiudendo. Labbra che, ovviamente, sono invece dure come il legno.