Articoli marcati con tag ‘insetti’

Lotta per la sopravvivenza

venerdì, 27 agosto 2010

La famosa “lotta per la sopravvivenza” in questo caso si traduce più che altro in una zuffa senza esclusione di colpi.

Dei due combattenti, una formica e un piccolo ragno, non si capisce chi sia la preda e chi il predatore.
La formica sembra conciata peggio del ragnetto, con una sua zampa sinistra tenuta in posizione innaturale e quasi paralizzata.
L’aracnide, dal canto suo, sta cercando di arretrare e di trovare un posto sicuro dove attendere che il suo veleno faccia effetto sulla formica, ma questa lo sta pervicacemente trattenendo per una zampa con le robuste mandibole.

Non ho potuto sapere l’esito della lotta: il flash della mia compattina ha spaventato e disperso i due predatori-prede, segnando irreparabilmente la fine dell’incontro… o forse solo del primo round, visto che in natura la fame è brutta!

Si sente ma non si vede

mercoledì, 18 agosto 2010

Le cicale hanno un comportamento che a noi può apparire contraddittorio.

Nelle calde giornate estive, questi insetti fanno di tutto per farsi sentire con il loro frinire, ma allo stesso tempo si mimetizzano quasi perfettamente con la corteccia degli alberi su cui si posano. E’ come se volessero farsi individuare… ma non troppo.

La cicala al centro della foto, ad esempio, mi ha fatto faticare non poco per scoprire il punto esatto su cui si era posata, ma non avevo dubbi, grazie al suo verso, sul fatto che si trovasse in quella zona della corteccia.

Il fatto è che questo insetto deve risolvere un paio di problemi cruciali per la sopravvivenza sua e della propria specie. Deve farsi individuare molto bene dai suoi simili per potersi riprodurre e, contemporaneamente, non deve farsi mangiare dai suoi nemici principali, gli uccelli.

Insetti e uccelli usano sensi diversi per interagire con la realtà che li circonda. Gli insetti hanno una pessima vista ed il loro è un mondo fatto soprattutto di vibrazioni, di suoni, di odori e sapori. Gli uccelli, invece, utilizzano principalmente la vista per procurarsi il cibo ed il loro mondo è fatto di immagini sufficientemente nitide (forse è più simile al nostro).

La cicala usa quindi due “canali” diversi per rapportarsi con l’esterno. Utilizza a suo favore due flussi di informazione separati. Dal punto di vista visivo, mimetizzandosi con la corteccia dell’albero, concede all’ambiente un messaggio neutro o confuso che l’occhio ed il cervello del predatore difficilmente sanno interpretare. D’altro canto le altre cicale, grazie al segnale sonoro, riescono ad individuare perfettamente la sua posizione, non prendendo neanche in considerazione la possibilità di utilizzare la forma, il colore e l’aspetto per localizzare il proprio conspecifico.

“Che cosa mangia la timarca?”

venerdì, 13 agosto 2010

Che cosa mangia la timarca. Queste sono le parole chiave d’accesso che hanno portato un utente di Google fino al mio blog.

Prima di tutto do un’idea di cos’è la timarca. E’ un insettone (Coleottero, Crisomelide) nero lucente, con riflessi bluastri che conduce vita prevalentemente notturna sia in forma adulta che negli stadi larvali.

Durante il giorno si nasconde sotto sassi e piante mentre, durante la notte, mangia.

Adulti e larve si nutrono esclusivamente di piante della famiglia delle Rubiacee come il Galium aparine (nel disegno) o Rubia sp..

E’ probabile inoltre che ogni specie di timarca (Timarcha sp.) si sia specializzata nel mangiare una o poche specie di rubiacee.

(La seconda immagine di questo articolo è di pubblico dominio.)

Ape

lunedì, 9 agosto 2010

Non servono molte parole per descrivere la foto di fianco: un’ape operaia che “bottina” su un fiore.

Un’immagine talmente “classica” che l’evoluzione stessa ha premiato addirittura alcune specie di mosche che, con il succedersi dei milioni di anni, sono riuscite a simulare la medesima scena, ottenendo quindi, con evidente successo, qualche probabilità in più di sopravvivenza.

Ma la “normalità” dell’evento non mi impedisce di ammirare una volta ancora la disposizione dei colori nel corpo dell’insetto, la testa ed il torace neri e lucidi, coperti da una “bionda” peluria, la colorazione prevalentemente gialla dei primi segmenti addominali e nera per gli ultimi (uno degli universali modi di indicare “pericolo” in natura), la velocità del battito delle ali, la robustezza delle zampe.

Tutte le parti dell’ape hanno una loro ragion d’essere, una loro struttura con relativa funzione e sono il risultato di una profonda specializzazione che colloca con precisione questa specie (Apis mellifera) in seno alla nicchia ecologica che occupa nell’ambiente.

Eppure le caratteristiche morfologiche di quest’ape bottinatrice sono solo una parte, solo uno dei modi in cui si manifesta la specie. La loro madre (o sorella a seconda dei casi), cioè la loro regina, ha un aspetto molto diverso.

Senza entrare troppo nel dettaglio, ha un addome molto più grosso per ospitare i numerosi e grossi ovari, che nelle operaie sono (in genere) atrofizzati o silenti. Ha un ovopositore intatto che ha mantenuto la sua funzione originaria (quella appunto di deporre le uova), al contrario delle sue “suddite” nelle quali si è trasformato in un pungiglione.

I maschi della specie (i fuchi) poi, sono un piccolo universo a parte. Sono semplicemente una sotto-casta con l’unica funzione accessoria di assicurare la fecondazione delle regine. Non sempre sono presenti nell’alverare, vengono “prodotti” solo in vista della maturazione di una nuova femmina fertile.

Nascono da uova che la regina “volutamente” non porta a contatto con la riserva di sperma che tiene nell’addome. I fuchi si originano perciò da uova non fecondate e l’embrione maschile ha quindi solo metà del patrimonio genetico delle femmine dell’alveare.

Una caretteristica per tutte (a parte le maggiori dimensioni), che contraddistingue il fuco dagli altri membri della colonia, è quella di avere degli occhi composti così grandi da occupare quasi tutta la superficie del capo.
Deve infatti eseguire nel migliore dei modi l’unico compito per cui è stato fatto nascere: individuare visivamente molto bene una regina in volo caotico in mezzo ad un un nugolo di centinaia di altri fuchi e quindi fecondarla.

I minatori delle foglie

mercoledì, 21 luglio 2010

Sono gallerie (mine in gergo tecnico) che puoi trovare nelle foglie di piante arboree o, come in questo caso, erbacee.

Hanno forma varia e sono scavate nello spazio compreso fra le due epidermidi fogliari, quella superiore ed inferiore.

Possono partire da un punto, fare vari ghirigori apparentemente casuali e terminare in “camere” più ampie, oppure allargarsi fin dall’inizio a macchia d’olio, o assumere altre forme.

In ogni caso sono scavate da larve di insetti, detti fillominatori (minatori delle foglie), che si nutrono dei tessuti interni della lamina fogliare.

L’adulto deposita l’uovo sulla foglia e la larva che ne esce si immerge subito dentro la lamina per nutrirsi e per cercare riparo.

La cosa curiosa è che il tunnel inizia sottile e, man mano che viene scavato, aumenta progressivamente in larghezza, segno che il “minatore” mangia e cresce mentre procede dentro i tessuti vegetali.