Articoli marcati con tag ‘ragni’

“Di che cosa sono fatte le ragnatele?”

mercoledì, 1 settembre 2010

Di che cosa sono fatte le ragnatele? (Da Google).

La seta del ragno è fatta essenzialmente di proteine legate a glucidi vari (glicoproteine).

Ogni singolo filo della ragnatela (25-70 millesimi di millimetro di diametro) è in genere formato dall’intreccio di un gran numero di fili più piccoli, detti fibrille, dello spessore di 0,05 millesimi di millimetro (cioè un ventimillesimo di millimetro!).

Ogni singola fibrilla è prodotta da una ghiandola sericigena il cui sbocco esterno è appressato agli sbocchi di altre ghiandole uguali (come i tanti buchini di un tritacarne) per formare una specie di “capezzolo” (la filiera) posta all’estremità dell’addome del ragno. Come escono dalle ghiandole, le fibrille iniziano da subito ad intrecciarsi fra loro per formare il vero e proprio filo di seta.

La ragnatela ha delle proprietà fisico-chimiche eccezionali.

La sostanza di cui è fatta la tela, quando si trova ancora dentro le ghiandole sericigene, è allo stato liquido. Sembra che sia la trazione esercitata dalle zampe posteriori del ragno, quando estrae il primo tratto di filo, oppure quella esercitata dal peso stesso dell’animale, quando ad esempio si cala dall’alto, a far solidificare questa colla naturale.

E’ stato calcolato che, se il filo di seta fosse dello spessore di un millimetro quadrato, allora riuscirebbe a sostenere un peso di 149 kg (una resistenza maggiore di quella del nylon).

Per visualizzare in termini quantitativi l’estrema leggerezza e resistenza di questo materiale, bisogna considerare che un filo di ragnatela inizierebbe a rompersi sotto l’effetto del suo stesso peso solamente oltre i 40 km di lunghezza!

Anche l’elasticità e deformabilità di questa sostanza è notevole: la tela può allungarsi da un terzo a metà della lunghezza.

Un’altra cosa sorprendente è che la ragnatela, pur essendo fatta di proteine, non subisce quasi per niente l’attacco di funghi e batteri ed è quindi in grado di resistere per lungo tempo senza decomporsi. Questa proprietà è sicuramente dovuta alla presenza di sostanze battericide e fungicide sulla superficie della seta, ma sembra che la loro composizione precisa non sia ancora conosciuta.

La seta è dunque un materiale molto prezioso che ogni ragno si guarda bene dallo sprecare. Prima di ricostruire quotidianamente una nuova ragnatela, l’animale divora completamente quella precedente, riuscendo a riciclare anche l’80-90% delle proteine e quindi riducendo al minimo gli sprechi energetici.

(La foto di questo articolo è di pubblico dominio.)

Lotta per la sopravvivenza

venerdì, 27 agosto 2010

La famosa “lotta per la sopravvivenza” in questo caso si traduce più che altro in una zuffa senza esclusione di colpi.

Dei due combattenti, una formica e un piccolo ragno, non si capisce chi sia la preda e chi il predatore.
La formica sembra conciata peggio del ragnetto, con una sua zampa sinistra tenuta in posizione innaturale e quasi paralizzata.
L’aracnide, dal canto suo, sta cercando di arretrare e di trovare un posto sicuro dove attendere che il suo veleno faccia effetto sulla formica, ma questa lo sta pervicacemente trattenendo per una zampa con le robuste mandibole.

Non ho potuto sapere l’esito della lotta: il flash della mia compattina ha spaventato e disperso i due predatori-prede, segnando irreparabilmente la fine dell’incontro… o forse solo del primo round, visto che in natura la fame è brutta!

“I ragni pungono?”

venerdì, 6 agosto 2010

I ragni pungono? (E’ una domanda che Google Analytics indica come parola chiave d’accesso a questo blog.)

Sì, i ragni pungono. Ma non lo fanno utilizzando un aculeo all’estremità dell’addome, come api o vespe (o come la cinematografia fantasy a volte ci fa vedere, suscitando l’orrore del naturalista non tanto per la scena quanto per il vistoso errore anatomico).

I ragni pungono grazie ai loro cheliceri, le ultime appendici articolate in cima al loro capo-torace (cefalotorace).

Questi corti arti acuminati sono in grado di iniettare nelle prede (in genere insetti o altri piccoli artropodi) del veleno paralizzante ed enzimi digestivi che iniziano subito a sciogliere la vittima dall’interno.

La maggior parte dei ragni ha infatti una dieta liquida, a dispetto della consistenza spesso “coriacea” delle loro prede. Si limitano a succhiare l’interno liquefatto e pre-digerito dell’insetto di turno.
Ma non sempre è così: altri ragni sminuzzano con gli stessi cheliceri il cibo ed ingeriscono piccolissime particelle triturate.

Non sempre pungono durante la caccia. Se reputano che la preda sia poco pericolosa o troppo piccola per creare un reale disturbo, non si prendono neanche la briga di sprecare il veleno per paralizzarla.
In questi casi o iniziano subito a mangiarsela oppure la imbozzolano così com’è, come riserva di cibo per quando avranno più fame.

(La foto utilizzata in questo articolo è di pubblico dominio.)

La tana del ragno

martedì, 3 agosto 2010

Un ragno ha “ristrutturato” un buco in un tronco d’albero, trasformandolo in una comoda (immagino per lui) tana.

Ha tappezzato le pareti interne della fessura con una guaina di seta che, uscendo all’esterno, si estende e diventa una ragnatela abbastanza ampia da intercettare e catturare qualche preda.

Ogni insetto che vi si impiglia ed inizia a dimenarsi, trasmette attraverso questa “rete” delle vibrazioni caratteristiche che arrivano fino alla guaina interna alla tana.

Il ragno, avvertito dall’agitazione dei fili di seta che lo avvolgono, non fa altro che seguire le vibrazioni fino alla loro origine, individuando in questo modo la posizione della preda. L’esperienza di caccia per i ragni è infatti essenzialmente tattile, piuttosto che visiva (salvo alcune eccezioni).

Il ragno “gambalunga” ballerino

martedì, 27 luglio 2010

La sua ragnatela è fatta di pochi fili quasi invisibili. La costruisce spesso agli angoli in ombra dei muri o nelle cantine, segno che il suo ambiente naturale sono gli anfratti o le grotte.

Come tutti i ragni ha il corpo costituito da un addome ed un cefalotorace. Le zampe sono particolarmente sottili e lunghe.

Ha una particolarità. Se viene disturbato inizia a ondeggiare freneticamente aggrappandosi alla sua tela. E’ talmente veloce in questa sua danza di “panico” che riesce a sparire alla vista.

Leggo da varie fonti che si tratta del Pholcus phalangioides, su Google ci sono delle bellissime immagini di questo “gambalunga”.